Archivi categoria: Film argentini

NITRATE FLAMES

Regia: Mirko Stopar

Sceneggiatura: Mirko Stopar

Anno: 2014

Durata:

Nazione: Norvegia, Argentina

Fotografia: Diego Poleri

Montaggio: Torkel Gkorv

Colonna sonora: Santiago Pedroncini

RECENSIONE

Nitrate_Flames

Con Nitrate Flames Mirko Stopar ripercorre la vita e l’arte di Renée Falconetti, soffermandosi soprattutto sul suo rapporto con Carl Theodor Dreyer sul set de La Passione di Giovanna d’Arco (1928). Un legame travagliato tra musa e maestro, vittima e carnefice, sacro e profano. Stopar alterna frammenti originali, sequenze ricreate con attori e registrazioni audio. Descrive l’ascesa e il declino dell’attrice francese: dagli studi al Conservatorio di Parigi, fino all’incontro con la Comédie-Française, dopo avere interpretrato il film-simbolo di Dreyer. Infine il veloce declino che la portò all’oblio e alla morte. Un excursus intenso e drammatico per un’attrice che ha girato un solo film in tutta la sua carriera. Una lavorazione talmente intima e profonda che ha portato Dreyer a confondere il set con la realtà. Falconetti fu talmente coinvolta che ebbe numerose crisi nervose durante la lavorazione. I suoi occhi espressivi sono gli unici indicatori dello strazio che provava sul set. Il suo secondo nome era Jeanne, forse non è poi così strano che il ruolo di Giovanna d’Arco l’abbia “incoronata” a icona muta della cinematografia mondiale.

Voto: 5

Francesco Foschini

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MEDIANARES

Regia: Gustavo Taretto

Sceneggiatura: Gustavo Taretto

Anno: 2014

Durata: 95′

Produzione: Argentina, Spagna, Germania

Fotografia: Leandro Martinez

Montaggio: Pablo Mari, Rosario Suarez

Colonna sonora: Gabriel Chwojnik

Interpreti: Javier Drolas, Pilar Lòpez de Ayala, Inés Efron

TRAMA

Martin e Mariana stanno vivendo un periodo confuso della loro vita. Entrambi vivono a Buenos Aires, in edifici opposti, sulla stessa strada, frequentano gli stessi luoghi, ma non si sono mai accorti l’uno dell’altra.

RECENSIONE

Al centro della storia c’è la città di Buenos Aires,  qui non relegata al semplice ruolo di sfondo alle vicende che porteranno all’inevitabile incontro tra due anime solitarie, il fulcro attorno al quale ruota la storia di Martin e Mariana. Buenos Aires, con i suoi edifici moderni fatti di acciaio e vetro sorti a fianco di altri che portano sulle loro facciate i segni del tempo e della storia passando da uno stilema all’altro senza un rigido controllo urbanistico, rappresenta l’incoerenza e la confusione dei suoi abitanti e soprattutto l’incapacità della società attuale di comunicare, di avere un contatto diretto che non sia mediato dallo schermo di un computer. I due protagonisti sono fisicamente vicini, abitano l’uno di fianco all’altra ma il loro sguardo non si incrocia mai, si sfiorano ma non si vedono, si parlano in una chat ma quando hanno l’occasione di farlo faccia a faccia non si riconoscono.

Gustavo Taretto, con uno stile originale e divertente, racconta le numerose contraddizioni della società contemporanea sfruttando alcune trovate che rimandano al francese Il favoloso mondo di Amélie e a Submarine di Richard Ayoade  e per le soluzioni visive alla commedia indie americana 500 giorni insieme ma  anche al poco riuscito The English Teacher di Craig Zisk.

Le manie, i disagi, la solitudine e quella sorta di agorafobia che ti porta a non uscire da casa rinchiudendoti nella tua stanza dove l’unica finestra sul mondo si limita allo schermo del computer, vengono rappresentate in modo ironico, facendo del malessere degli abitanti di una città popolosa come Buenos Aires, il punto di partenza per raccontare la nascita di un amore che solo tra le intricate vie della metropoli argentina può avere inizio.

La voce fuori campo dei protagonisti, un web designer che vive in un monolocale incollato al Mac 24 ore al giorno e un architetto che non ha mai progettato nulla e si guadagna da vivere riparando manichini e allestendo vetrine, introduce il legame forte tra la città e i due giovani fondendo la struttura degli appartamenti in cui vivono con il loro malessere interiore. Martin e Mariana  sono perennemente connessi con il mondo e paradossalmente distaccati da esso, provano a vivere ma non ci riescono, vorrebbero ma è più facile scappare e rinchiudersi nella propria “scatola da scarpe”(così chiamati i loro piccoli appartamenti) che gli fa da prigione. Solo una finestra sulla parete cieca dell’edificio, detta medianeras che da il titolo al film, affacciandosi sulla strada che rappresenta la vita vera potrà cambiare la situazione.

Un po’ Il favoloso mondo di Amélie e un po’ 500 giorni insieme, Medianeras è tenero, divertente e per nulla banale: romantico ma non sdolcinato, un’ acuta riflessione sull’amore ai tempi di internet.

Voto: 7

Cinefabis