Archivi categoria: 2000-2009

MR. NOBODY

Regia: Jaco Van Dormael

Sceneggiatura: Jaco Van Dormael

Anno: 2009

Durata: 138′

Nazione: Belgio, Francia, Canada, Germania

Fotografia: Christophe Beaucarne

Montaggio: Susan Shipton, Matyas Varess

Scenografia: Sylvie Olivé

Costumi: Ulla Gothe

Colonna sonora: Pierre Van Dormael

Interpreti: Jared Leto, Sarah Polley, Diane Kruger, Lihu Dan Pham, Rhys Ifans, Natasha Little

RECENSIONE

Mr. Nobody, diretto da Jaco Van Dormael nel 2009, è un film in cui fantascienza e filosofia si mescolano ambiziosamente. Le tematiche sono molte, forse troppe: le teorie sull’origine dell’universo, l’amore, l’effetto farfalla e il senso dell’esistenza (sempre ammesso che esistiamo davvero). In questa analisi useremo come chiave di lettura la questione della scelta.

“Se mescoli il purè di patate con la salsa, non puoi più separarli, è per sempre. Il fumo che esce dalla sigaretta di papà non entra più nella sigaretta. Non possiamo tornare indietro. Per questo è così difficile scegliere. Devi fare le scelte giuste. E finché non hai scelto, tutto rimane possibile.”

La voce narrante coincide con quella del protagonista, Nemo Nobody, rispettivamente in latino e in inglese, Nessuno Nessuno. La pellicola si articola in modo caotico e confusionario tra le varie vite di Nemo, le quali si intrecciano continuamente, dispiegandosi e acquisendo significato solo negli ultimi minuti. Esse sono tante quante le scelte da lui affrontate. La prima diramazione si ha nel momento in cui il protagonista bambino deve scegliere se vivere con il padre o la madre, appena separati. Tale decisione influenzerà il futuro, gli incontri, gli amori. Seguendo l’una conoscerà Anna, ma in base alla risposta data quando lei gli proporrà di fare un bagno con i suoi amici si aprono a lui nuove strade. Accettando se ne innamorerà fino a sposarla, rifiutando la perderà per sempre e la guarderà da lontano, in stazione, mentre lei tiene le mani ai bambini che ha avuto con un altro uomo, e si chiederà “perché mai le ho detto: <io non nuoto con gli idioti>?”

Seguendo il padre invece si innamora di Elise, ragazza complessa che a sua volta ama Stefano e che lo rifiuta alla sua prima dichiarazione. Scegliendo se tornare da lei e ritentare, Nemo diventerà o un uomo immensamente ricco, sposato con Jean, o il marito di Elise, che alla fine cederà alle sue proposte.

mr nobody

Non solo le scelte di Nemo influenzano il suo futuro, ma anche la più piccola decisione presa da qualsiasi altra persona o l’evento più insignificante, come il volo di un uccello. Tale teoria si chiama effetto farfalla: anche il più piccolo avvenimento può causare conseguenze di enorme importanza. Un disoccupato brasiliano non potrà andare al lavoro e cucinerà un uovo sodo, creando un microclima nella stanza, una piccola differenza di temperatura, e due mesi dopo una forte pioggia cadrà dalla parte opposta del mondo. Una tra le tante goccioline cadrà sul biglietto con il numero di Anna, cancellandolo, e Nemo la perderà di nuovo. Un uccellino volerà proprio nel momento in cui l’uomo attraversa la strada in macchina, sbattendo contro il parabrezza. Nemo non riuscirà a mantenere il controllo dell’auto, cadendo in un lago e morendo annegato. Questi sono solo alcuni dei tristi finali delle sue innumerevoli vite.

Ma in realtà, Mr. Nobody è vivo o morto? Ha sposato Anna, Jean o Elise? Ha seguito il padre o la madre? Questo si chiede un giornalista che intervista Nemo nel 2092, le risposte dell’anziano cento diciottenne sono confuse ma la domanda che gli propone è chiara: “Come puoi essere così sicuro di essere mai esistito?” e segue una grave dichiarazione: “Tu non esisti. E io nemmeno. Noi viviamo solo nell’immaginazione di un bambino di nove anni. Siamo immaginati da un bambino di nove anni messo di fronte a una scelta impossibile.” Così svela il significato di tutto il film, sfiorando l’antico problema della rappresentazione e suscitando le domande: la realtà esiste o è solo un’illusione della mente? Ciò gli uomini percepiscono è verità o sogno, illusione collettiva?

Nemo Nobody è un bambino diverso dagli altri. Tutti i non nati conoscono passato, presente e futuro, ma prima della venuta al mondo gli angeli dell’oblio toccano le labbra di ognuno, creando un fossetta a facendo scordare ogni conoscenza. Nemo però è stato dimenticato, così prima di prendere una scelta è in grado di predire le conseguenze di essa. Allora Nemo non è mai morto, non ha sposato né Anna, né Elise, né Jean, e non è mai stato intervistato nel 2092. È un bambino di nove anni messo di fronte a una scelta impossibile, vivere con la madre e con il padre. Prima di sapere a quali conseguenze avrebbe portato la sua scelta non era in grado di decidere. Ora che le conosce, che ha previsto tutte le sue possibili vite, non è comunque in grado di farlo. Perderà Anna, o rifiutando sgarbatamente un bagno, o nel momento in cui una goccia d’acqua cancellerà il suo numero, o morendo in un incidente auto. Divorzierà da Jean, che non ha mai amato e che ha condannato a una vita dolorosa. Sarà infelice con Elise, che morirà il giorno del matrimonio per lo scoppiò di un furgone nel mezzo del traffico, o che si ammalerà di depressione e lascerà la famiglia.

“Negli scacchi è chiamato Zugzwang… quando l’unica mossa possibile… è quella di non muovere.”

Nemo è un bambino di nove anni davanti ai binari di una stazione di campagna. Vicino a lui c’è suo padre, sul treno in partenza la madre. Di fronte a una decisione impossibile rincorre il treno, seguendolo potrebbe ancora salire con la madre, rimanendo a terra stare con il padre, ma nessuna delle vite future lo renderà felice. Così prende una terza strada, corre nella campagna, giunge in un bosco, raccoglie una foglia e soffia, sperando di aver alterato il futuro.

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L’immagine del bambino di fronte al treno evoca il concetto kierkegaardiano di angoscia: la vertigine della libertà, delle infinite possibilità negative che incombono sul suo futuro gli impediscono di prendere una scelta. Nemo rimane fermo, immobile nell’indecisione, nell’equilibrio instabile tra le opposte alternative, e compie la scelta di non scegliere, consapevole che finché non si imbocca una strada tutto rimane possibile.

“Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra la saggezza e la stupidaggine, tra il qualche cosa e il nulla come un semplice forse.”                                                     (Kierkegaard)

Voto: 8

Chiara Gatti

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ROCK STAR

Regia: Stephen Herek

Sceneggiatura: John Stockwell

Anno: 2001

Durata: 105’

Produzione: USA

Fotografia: Ueil Steiger

Montaggio: Trudy Ship

Colonna sonora: Trevor Rabin

Interpreti: Mark Wahlberg, Jennifer Aniston, Dominic West

TRAMA

Chris “Izzy” Coles di giorno ripara fotocopiatrici, di sera si scatena sul palco con la sua band imitando alla perfezione il celebre gruppo degli Steel Dragon. Finché non viene notato dagli stessi Dragon, che gli offrono un ruolo nel gruppo.

RECENSIONE

La grande macchina che ruota attorno al rock non è altro che un business come un altro, i musicisti sono uomini d’affari che recitano un ruolo e danno al pubblico ciò che vuole e quello che succede dietro le quinte non è sempre bello. Sono cose che tutti sappiamo, ma a volte preferiremmo non ammetterlo. Potrebbe essere questo il messaggio della commedia musicale americana “Rock Star”, ma il cui titolo originale, “Metal God”, sarebbe stato più appropriato.

Ambientata negli anni ottanta, la storia è quella di un impiegato che di notte si esibisce cantando cover della sua band preferita, gli Steel Dragon.  Se Mark Wahlberg è bravissimo nel dare credibilità al ruolo del tamarro metallaro Chris ”Izzy” Coles, con movenze che ricordano quelle dei grandi rocker, non è da meno Jennifer Aniston nel ruolo della fidanzata che conferisce al personaggio un’interpretazione molto intensa. A seguito dell’allontanamento del cantante dal gruppo degli Steel Dragon, gli altri componenti della band notano la somiglianza di  Chris/Wahlberg con il leader uscente, e lo scelgono come nuovo  front-man.

La storia si ispira ad un fatto realmente accaduto. Tim ”Ripper” Owens era un impiegato che di sera si esibiva nei locali proponendo cover dei britannici Judas Priest. Owens venne effettivamente avvicinato dai componenti dei Judas, da poco rimasti orfani del loro cantante Rob Halford. Dopo un rapido provino, proprio come nel film, Owens  diventò il loro front-man (Owens rimarrà con i Judas dal ’96 al 2003 ed Halford ritornerà nel 2003). Il mondo rappresentato nel film mette in luce senza troppi filtri i disagi di molte band: tour interminabili, scontri di personalità, alcol e droga a fiumi, relazioni infelici, groupies onnipresenti  e manager senza scrupoli disposti a tutto pur di mantenere i loro musicisti sempre on the road. Chris/Wahlberg infatti, dopo un esordio  elettrizzante, verrà catapultato in una dimensione parallela che lo spingerà verso una rapida ed inesorabile discesa all’inferno, dove le persone amate sono state sostituite da cattivi consiglieri.

Nella pellicola cinematografica compaiono brevemente cantanti noti come Myles Kennedy degli Alter Bridge, Ralph Saenz degli Steel Panther e l’ex chitarrista di Ozzy Osbourne Zakk Wylde; e un figlio d’arte: Jason Bonham, figlio di John dei Led Zeppelin. Interessante anche notare diverse analogie sia fisiche che caratteriali tra il personaggio di Cuddy, leader della band degli Steel Drangon, con Gene Simmons dei Kiss.

Contenuti musicali importanti fanno da sfondo alla trama regalando all’ascoltatore una variegata colonna sonora di brani metal e rock che hanno caratterizzato gli anni ’80 (Motley Crue, Kiss, Bon Jovi, Def Leppard). Dietro al microfono dell’attore Mark Wahlberg si cela Michael Matijevic, cantante di origini croate degli Steelheart, probabilmente una delle voci più promettenti ed intense del panorama heavy metal degli anni ’90. Nella colonna sonora è incluso tra gli altri l’ottimo brano “We all die young” composto anni prima dallo stesso Matijevic. Il film si conclude con Chris/Wahlberg che si esibisce in un pub sfoggiando un look che ricorda quello di Kurt Cobain. Come a dire: heavy metal fatti da parte, è in arrivo il grunge.

E’ singolare la serie di curiose coincidenze che mescolano finzione  e realtà. Una delle scene clou del film vede Chris/Wahlberg cadere  dal palco ferendosi ad un occhio, rialzarsi e continuare a cantare. L’episodio è liberamente ispirato al concerto degli Iron Maiden del 1985. La band si trovava a Rio, e durante l’esibizione il cantante Bruce Dickinson cadde rovinosamente dal palco, si rialzò e continuò a cantare col volto insanguinato, scatenando l’ovazione  dei fans. Particolare ancora più sconcertante è che un episodio analogo coinvolse anche lo stesso  Matijevic,  in occasione di un concerto del 1992. Era la notte di Hallowen e gli Steelheart erano stati invitati a chiudere il loro tour all’Arena di Denver. Durante l’esibizione del brano “Dancing in the fire” Matijevic, infastidito da un faro puntato in faccia, decise di rimediare da solo. Forse anche per darsi un tono da rocker-maledetto si arrampicò rapidamente sulla torretta per sistemare il faro, ma scendendo questo si staccò travolgendolo sul palco. Nell’urto il povero Matijevic riportò una lesione alla spina dorsale, la frattura del naso e della mascella; trovò la forza di rialzarsi ed allontanarsi dal palco per essere poi ricoverato d’urgenza. Purtroppo l’incidente pose fine alla carriera della band accellerandone lo scioglimento della band.

Pur non avendo ottenuto il successo sperato –  incassò solo la metà di quanto era stato investito per la produzione – “Rock star” resta comunque un piccolo gioiello per estimatori di musica ed un lucido primo piano sulla parabola autolesionista dei musicisti che fanno dell’eccesso uno stile di vita.

Voto: 8

Agatha Orrico