PRINCE

Ayoub, Frankie, Achraf, Oussama sono tutti ragazzi che vivono nella periferia di Amsterdam. Le loro giornate procedono all’insegna della noia di quartiere, giocare con i petardi è l’unico passatempo. Ayoub, il protagonista, prende una cotta per la bella Laura, che però è già impegnata con un bullo della zona. Anche Ayoub, per farsi valere, non esiterà a modificare i propri istinti, portandoli da pacifici a violenti.

prince

Prince è l’opera prima del regista olandese Sam de Jong (menzione speciale alla Berlinale 2015). Racconta una sorta di fiaba nera e drammatica sulla ribellione comportamentale degli adolescenti di borgata. Il protagonista, per metà olandese e per metà marocchino, si trasforma da pacifico a ragazzo violento di periferia, per cercare il rispetto nella buia realtà che lo circonda. L’ascesa di un principe al negativo, un giovane che per proteggere chi ama – la madre, la sorella e soprattutto  se stesso – non esita a esercitare l’impulso primordiale della prevaricazione. De Jong riesce a far entrare nell’inquadratura il caos interiore di un adolescente attraverso riprese lineari, rigorose, pulite (in particolare grazie alle suggestive inquadrature grandangolari delle prime scene). Contrasto che riesce a farci percepire il disagio interiore che sta provando Ayoub, per quanto galvanizzato da quello che è diventato (grazie anche alla figura di Kalpa, bizzarro personaggio del quartiere, “guru” di Ayoub che sgozza maiali con totale nonchalance). Un “piccolo” principe con aggiunta di corona.

Tutte le ascese, però, hanno anche una discesa, e in questo caso risulta emblematica nel film di de Jong: la morte del padre di Ayoub per overdose di eroina e il conseguente funerale asettico accompagnato sulle note diCon te partirò di Andrea Bocelli. Un triste evento che diventa catarsi perfetta per fare i conti sulla piega che ha preso la vita, non solo del protagonista, ma di tutti i personaggi. Nessuno escluso. Prince è un film che, sulla base di un’apparente leggerezza adolescenziale, in realtà ci propone una profondità già proiettata verso un’emancipazione adulta. Il tutto scandito dalle influenze 80’s del soundtrack, in cui spicca il brano Stock del musicista olandese Palmbomen.

Voto: 8

Francesco Foschini

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