GRIZZLY MAN

Regia: Werner Herzog

Sceneggiatura: Werner Herzog

Anno: 2005

Durata: 103’

Nazione: U.S.A.

Fotografia: Peter Zeitlinger

Montaggio: Joe Bini

Colonna sonora : Richard Thompson

Interpreti: Timothy Treadwell, Marc Gaede, Marnie Gaede, Franc G. Fallico, Sam Egli, Kathleen Parker

TRAMA

La vera storia dell’ambientalista Timothy Treadwell che trascorse tredici anni in Alaska per vivere con gli orsi e difenderli dai bracconieri.

RECENSIONE

Timothy Treadwell in fuga da una realtà che lo ha rigettato causandogli disturbi sociali e alcolismo nel 1990 decide di dedicare il resto della sua vita allo studio e alla protezione dei Grizzly nel parco nazionale del Katmai (Alaska). Compagne di viaggio due telecamere, testimoni della follia che pervade la sua missione.

Werner Herzog come un metodico analista entra a contatto con le oltre 100 ore di girato che l’ambientalista accumulò nelle ultime cinque estati di convivenza con gli orsi. Non c’è neanche da chiedersi il motivo per il quale il regista tedesco nel 2005 decise di raccontare questa vicenda, per chi conosce per sommi capi la filmografia di Herzog sa bene quanto sia centrale il tema della natura malevola e crudele.

Come un novello Fitzcarraldo, Treadwell, si addentra in un mondo sconosciuto con l’instinto rispettoso e avanguardista del conquistadores, alla ricerca dell’ intima e personalissima El dorado interiore. Immagini poetiche come la piccola volpe che con le zampe bussa alla tenda dell’ambientalista per poi giocare con lui, immagini crudeli e spaventose come la lotta tra due orsi. Tutta la produzione documentaristica dell’attivista regala una sensazione di meraviglia, che pare giustificare  la sua scelta e i rischi che la convivenza con un branco di orsi comporta. A questo punto subentra Herzog, mettendo in piedi un secondo enunciato, supportando i filmati originali con notiziari dell’epoca, interviste e nuovi filmati girati nella riserva del Katmai. Ci avvicina al cuore del protagonista e ci allontana dalla sua testa, giustifica le sue azioni sottolineando la profondità della sua ricerca, riconoscendo nel lavoro di Treadwell “un trasporto estatico e un oscuro travaglio interiore” ma non perdona il  suo “spingersi oltre”.

Praticamente da subito, veniamo a sapere che il nostro eroe verrà divorato da un orso, ma ciò non invaliderà la carica emotiva di questo magistrale documentario. La sensazione di pericolo costante che si avverte in ogni inquadratura potrebbe avvalorare l’idea che Timothy Treadwell si sia meritato la sua fine o che quantomeno se la sia cercata ed invece quello che rimane è la magia che nasce dal suo rapporto con gli orsi – Timothy più volte si trova faccia a faccia con gli orsi e li allontana dandogli colpetti sul muso – e la semplice costatazione che non si possono cambiare le regole della natura. Il personaggio trasforma il proprio status, ci troviamo di fronte ad un eroe, un bambino, un romantico, un genio, un folle, un ingenuo, un egoista, un reietto e solo in fine difronte ad un uomo. Il commento del tedesco accompagna questa formazione, con devastante distanza testimonia, con magistrale ermetismo trasforma la realtà in poesia. Un fantasma che compare e scompare con tempismo perfetto.

Ma non è l’unico fantasma, Treadwell negli ultimi anni della sua avventura venne accompagnato dalla sua ragazza, una figura fuori fuoco distante dalla vicenda all’interno della vicenda stessa, oscurata dall’egocentrismo di Timothy, vittima e complice dei suoi momenti di delirio. Di lei rimane il suo servile modo di stare accanto al protagonista fino alla fine, fino alla morte.

La presenza oscura della morte che avvolge questo film si concretizza e si palesa nel finale, nel momento in cui veniamo a sapere che esiste una registrazione dell’attacco mortale del Grizzly. Tutto assume una nuova luce: il lavoro di Treadwell-Herzog così vero, così palesemente reale assume in un attimo lo status di finzione, che nasce dal necessario rifiuto di credere che una vicenda così complessa e carica di turbamenti, con un meccanismo narrativo impeccabile, non sia frutto dei tragici greci o della più moderna industria hollywoodiana. La (sur)reale video-epopea di Timothy Treadwell procede con eleganza inesorabile, dell’ambientalista rimangono le gesta che lo hanno reso famoso e la sua nevrosi che lo ha trasformato in un archetipo. Rimane una visone romantica della natura ed un’altra crudele. La straziante idea di essere difronte ad una forza primitiva, ingestibile.

Voto: 8

 Manuel Lasaponara

1 commento su “GRIZZLY MAN”

  1. Un film stupendo,complimenti, ottima recensione. A volte si percepisce la magia di un film senza però capire il trucco, dopo aver letto l’articolo il trucco mi è saltato agli occhi e sorprendentemente la magia non è svanita, anzi, si è amplificata. Davvero una lettura illuminante!

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