BLING RING

Titolo originale: The Bling Ring

Regia: Sofia Coppola

Sceneggiatura: Sofia Coppola

Anno: 2013

Durata: 90’

Produzione: USA, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone

Fotografia: Christopher Blauvelt, Harris Savides

Montaggio: Sarah Flack

Scenografia: Anne Ross

Costumi: Stacey Battat

Colonna sonora: Daniel Lopatin, Brian Reitzell

Interpreti: Emma Watson, Katie Chang, Israel Broussard, Claire Julien, Taissa Farmiga

TRAMA

Tratto da una storia vera. Un gruppo di ragazzi adolescenti a Los Angeles entra di nascosto nelle case delle star per rubare loro vestiti e gioielli.

RECENSIONE

La Coppola decide di raccontare questa storia facendo parlare soprattutto i fatti, liberandoli da ogni giudizio morale. Il percorso dei ragazzi è presentato come un gioco del quale viene valorizzata l’escalation, dai furtarelli nelle macchinette aperte fino ai colpi nelle case. Il tutto parte appunto come una banale sfida accennata tra due amici, per combattere la noia con canne, alcool e persino di blog di cronaca rosa. Paris Hilton è fuori casa per un evento mondano; i ragazzi ne approfittano, entrandovi furtivamente e, seppur per pochi minuti, si sostituiscono a lei immergendosi nella sua ricchezza e nel suo stile. Entrare è facile perché la celebrità non è che una persona qualunque, che lascia le chiavi di casa sotto lo zerbino. Tutto sbrilluccica, è bello, è ricco, è alla moda; tutto è facile e alla portata. La gente che lotta, suda, lavora ogni giorno per guadagnarsi ciò che gli piace è lontana anni luce. Basta aprire qualche cassetto e i soldi sono lì a portata di mano. I ragazzi portano via alcuni vestiti, gioielli e borse: la quantità di oggetti è talmente enorme che la Hilton neppure si accorge del furto.

Entra quindi in gioco la dinamica adolescenziale della ricerca del limite. L’eccitazione dei ragazzi è talmente grande per essere riusciti a “finire il livello” senza danno subito, che questo dà il via alla ricerca di un’eccitazione ancora più forte – che, per essere vissuta sino in fondo, va condivisa con gli amici. Il bisogno rompe ogni limite, portandoli a rischiare sempre di più e a parlare liberamente del loro “gioco” anche a semisconosciuti. Il ruolo del genitore è invece quello dell’assenza: è ritratto spietatamente come una figura che compare solo a chiedere “va tutto bene?”, oppure impegnato in un lavoro che lo porta lontano da casa, oppure troppo centrato se stesso per poter aver spazio per pensare al figlio. Il trucco è sempre lo stesso e, nella sua semplicità, alla portata di tutti: controllare su Internet i movimenti delle star per avere via libera. Una volta toccato il limite i ragazzi vengono catturati. In modo circolare si torno all’inizio del film, quando i protagonisti si espongono allo spettatore per raccontare la propria esperienza e per rappresentare la condanna alla società, inadeguata a comprenderli e incoerente nel giudicarli.

 

Ciò che più è interessante non sono i diversi e delicati temi toccati, quanto il modo in cui vengono rappresentate la società moderna e vivere adolescenziale – incentrato sul “qui e ora”: conta solo l’emozione del momento, quello che sta fuori dalla mia vista non esiste e le conseguenze le affronterò quando ci saranno. Gli altri non sanno darmi consigli utili. I miei genitori devono fare come voglio io. La droga è un passatempo. Il furto è divertente. L’obiettivo della regista è stato centrato: presentare allo spettatore una realtà che suscita molte domande e lasciare allo spettatore la responsabilità di una risposta.

Voto: 7,5

Daniele Somenzi

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