TYNDALL

Regia: Fatima Bianchi

Sceneggiatura: Fatima Bianchi

Anno: 2014

Fotografia: Fatima Bianchi

Colonna sonora: Attila Faravelli, Enrico Malatesta, Nicola Ratti

TRAMA

Un faro sulle montagne sopra Brunate: un fascio di luce ruota incessantemente nel buio, illuminando qualcosa rimasto nell’ombra. È una casa dove i membri di una famiglia sono ritratti nella loro vita quotidiana, scambiando lettere con il figlio maggiore, Francesco, che sta trascorrendo un anno di carcere.

RECENSIONE

Vincitore della sezione Prospettive al Milano Filmmaker Festival “per la capacità di scandagliare una dimensione intima e universale rimanendo in bilico tra registri differenti”, Tyndall è un racconto familiare a metà tra video arte e documentario biografico. Un kammerspiel contemporaneo che si giostra tra un racconto epistolare a più voci  e tableaux vivants sospesi nel tempo.

“Credo che l’arte migliore provenga dallo sviluppo naturale dei fatti della vita, con questi intenti ho fatto un film: Tyndall. Un ritratto della mia famiglia in un momento critico, quando mio fratello era in carcere. Il film mette in relazione i personaggi in dialogo con se stessi, la loro vita privata e Francesco dalla cella del carcere”, così ha affermato la giovane regista Fatima Bianchi.

È mattina in casa Bianchi. C’è chi fa colazione, chi pratica yoga, chi si esercita con il violino, chi si rasa i capelli. Tutti occupati nelle loro faccende quotidiane, ma con un unico pensiero comune: Francesco, il primogenito costretto a un anno di galera. Fatima Bianchi ha svolto le riprese nella casa dove è cresciuta – a Brunate, “il Balcone sulle Alpi”, vicino al lago di Como – con un cast d’eccezione, la sua famiglia. Ogni membro viene ritratto attraverso lettere inviate al ragazzo incarcerato. Le loro sensazioni si fanno protagoniste di questa perdita temporanea, creando un malinconico racconto epistolare. Mamma Emma raccomanda al figlio di bere camomilla ogni sera prima di coricarsi, i fratelli Benedetto e Maddalena sottolineano quanto l’assenza forzata di Francesco sia motivo di enorme vuoto, babbo Ermenegildo cerca un confronto sincero col ragazzo per non essere poi rimproverato di omertà in futuro.

Una luce particolare diventa leitmotiv del quadro familiare. È l’effetto Tyndall, da cui la regista ha preso il titolo del corto: “un fenomeno di diffusione della luce dovuta alla presenza di alcune particelle nell’aria. Esso si manifesta, ad esempio, quando i fanali di un’auto sono accesi in un giornata di nebbia. Lo stesso effetto è visibile dal faro sui monti di Brunate, guardando verso la casa della mia famiglia”. Attraverso questo tipo di luce, la vita in casa sembra immobile, lasciando sospese in chi guarda le immagini proiettate. Un mondo parallelo situato nel comasco, avvolto da una foschia onirica che trapassa i vetri liberty del salotto vuoto di casa Bianchi.

La giornata sta volgendo al termine, il sole tramonta dolcemente sulle rive del lago, attorniato dalle montagne. Francesco risponde alla famiglia, sta bene e si sta abituando a quella condizione di vita obbligata: “sto cercando un equilibrio. Ora ho un sacco di tempo che prima non avevo. Grazie per I vagabondi del dharma, Bebe [il fratello Benedetto], mi mancano le ultime cinquanta pagine. È bello, anche se al momento gli unici viaggi concessi sono quelli con la mente. E oggi che è domenica vi immagino tutti a casa e vi sono vicino”.

Voto: 8,5 

Francesco Foschini

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